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Domenica, 04 Febbraio 2018 01:03

Io sto con Luca Traini

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Non vorrei poi che la canea di sinistra liberal si scatenasse nei confronti di un giovane che sicuramente ha sbagliato, ma che ha visto la propria città trasformarsi in poco tempo da paradiso a vero e proprio inferno. [...] Sarà politicamente scorretto, sarà sconveniente, in campagna elettorale nessuno farà un passo avanti, ma oggi noi ci schieriamo con Luca Traini. [...] Mettiamo a disposizione i nostri riferimenti per pagare le spese legali di Luca, a non farlo sentire solo e a non abbandonarlo”.

 

Queste sono le parole di Forza Nuova sull’evento di Macerata, quello dove un neofascista ex candidato della Lega spara su gente con la pelle nera, da dentro la macchina, avvolto dal tricolore italiano. Meglio, queste sono le parole di Roberto Fiore, leader di Forza Nuova. Uno che è invischiato nella strage di Bologna, condannato duecentosettanta volte per violenza in cinque anni. Uno che è stato latitante con accuse di omicidio e violenza politica per anni. Uno che è scappato a Londra dove ha costruito un losco impero immobiliare e che con i cui soldi ha fondato una formazione politica neofascista, Forza Nuova, appunto. Uno che è troppo riduttivo continuare a descrivere qui, meglio prendersi del tempo e approfondire la sua conoscenza qui. Un buon sunto potrebbe essere che Roberto Fiore era uno che sapeva sparare, ma sapeva ancor meglio scappare.

 

Luca Traini, era un ventottenne disoccupato per la maggior parte del suo tempo, con una situazione familiare disastrosa alle spalle e gli incontri con la psicoterapeuta che non davano i frutti sperati. Terreno fertile per idee marce. E’ sempre stato così e sempre sarà così, qui però il marciume fa più puzza di sempre. Roberto Saviano dice che Matteo Salvini è il mandante dell’accaduto. Come dargli torto? Sono anni che il leader della Lega rinfocola di mistificazioni sugli immigrati il suo pubblico, che lo acclama e che cresce a ogni vomito di cattiverie e razzismi isterici. Bastava poco perché quei rigurgiti trovassero un qualche stomaco pronto a digerirli,  col solo scopo di dare senso a tutto ciò che aveva masticato fino ad allora. Bastava un pretesto, una miccia. L’uccisione di una concittadina da parte, molto presumibilmente, di un immigrato. Proiettile innestato, caricatore incastrato nel calcio, carro fatto scorrere, grilletto schiacciato da un dito non più esitante.

 

Luca Traini va allo sbaraglio, entra in macchina senza mai uscirne. La vigliaccheria è sempre l’arma preferita dalla violenza politica, e ha il vantaggio di essere spesso più efficace - l’avrà imparato da Roberto Fiore. Gira per le zone dove sa che ci sono più neri, negri, immigrati, quello che sono sono, basta che assomiglino a quell’idea lì. Spara appena ne vede qualcuno. Non ne uccide nessuno. Non perché non voglia, semplicemente perché non sa come fare, non ci riesce. Un buon sunto potrebbe essere che Luca Traini è uno che non sa sparare e non sa nemmeno scappare. Probabilmente perché non voleva scappare. Quel rigurgito l’ha digerito fin troppo bene per non crederci fino in fondo. Quindi perché scappare? Quando si crede in qualcosa fino in fondo ci si prende le proprie responsabilità fino in fondo, sereni e coscienti. Poi certo, si aspettano gli avvocati sul come rispondere agli inquirenti, ma intanto la foto dell’arresto a testa alta, avvolto nel tricolore e nel saluto romano al Monumento ai Caduti, quella la si fa come Dio comanda.

 

Se Salvini è il mandante morale dei fatti di Macerata - e lo è -, Roberto Fiore sa benissimo che la Lega ha un’immagine troppo borghese per dire quello che pensa. Perfino Casapound prende le distanze “dallo squilibrato che ha aperto il fuoco, un gesto che deve essere condannato senza esitazioni” - l’unico comunicato di netta condanna dell’accaduto dalla destra italiana, tra l’altro. Lui no, Forza Nuova no. Forza Nuova sta dalla parte di Luca Traini, perché la pensa come lui, perché non sono razzista ma, perché Fiore non ha mai dovuto scontare un giorno di galera per le sue violenze, perché prendere le distanze da quelle altrui con gli stessi moventi ideologici?

 

Forza Nuova sta con Luca Traini, perché in quest’Italia qui, c’è anche la possibilità che stare dalla parte di un razzista che spara faccia comodo in termini elettorali. E lo sarà, da metterci quello che si ha di più caro sul fuoco. Basta vedere i settecento like sul post facebook dove quelli di Forza Nuova prendono questa posizione, o i quattromila sotto alla foto dello striscione con su scritto “Magari”, sotto alla gigantografia del Duce sul cartellone del film “Sono Tornato”. In quest’Italia qui, anzi, in quell’Italia lì, fa comodo stare dalla parte dell’estremista che spara, non più solo stronzate, ma proiettili. Del resto, a vestire i doppiopetto di Roberto Fiore, verrebbe proprio difficile non riconoscersi in quella testa rasata omicida, a non guardarlo senza asciugarsi una lacrima nostalgica sopra le guance pingui e rosee.

 

Io, invece, da questa Italia qui, ho imparato che bisogna stare dalla parte degli ultimi. L’ho imparato da De Andrè, da Pasolini, da Guccini, da mio Padre e da mia Madre. Luca Traini fa sicuramente parte di quell’Italia lì, ma è un ultimo. E io, come ultimo sto dalla sua parte perché ingozzato per tutta la vita di schifezze, come un’oca da paté che prima o poi scoppia, in un modo o in un altro. Io sto dalla parte di Luca Traini perché non ha avuto una famiglia nel nome di cui ha sparato. Io sto dalla parte di Luca Traini perché non ha avuto una guida nel nome di cui ha sparato e che ha subito condannato il suo gesto perché la violenza non è mai la giusta via. Io sto dalla parte di Luca Traini perché usato, abusato, strumentalizzato da una politica infame che è tornata alla violenza senza quartiere, al terrorismo. Io sto dalla parte di Luca Traini perché è solo l’ultimo arrivato degli ultimi.

Ultima modifica il Domenica, 04 Febbraio 2018 01:25
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