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Martedì, 03 Ottobre 2017 15:03

Catalogna fascista, Spagna fascista - parte I

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Il mainstream non è che un gerarca nazista che ti obbliga a parlare di quello che vuole lui, quindi ora bisogna parlare del referendum catalano. In realtà il tema mi interessa e lo sento per qualche ragione vicino. Parlarne, però, è molto difficile, per altrettante ragioni. Innanzitutto ne parlano tutti, mentre è già stato ampiamente strumentalizzato, da tutte le parti possibilmente immaginabili. L’ostacolo più grande a parlarne, però, nasce dai fatti, dai modi che hanno scatenato la tempesta di riflessioni e opinioni non richieste – tipo questa – su quella che era una semplice votazione non riconosciuta.  Per parlarne, visto che devo proprio farlo, proprio non mi basta un post solo, ne farò qualcuno di più. Forse ne basteranno già due, ma non me la sento di espormi sulla mia capacità di sintesi. Intanto comincio, che se non è metà, è almeno una parte consistente dell’opera.

 

SKAPÉ, KALIMOTXO E SFOLLAGENTE

Sono da sempre convinto della profonda stupidità del voler separarsi per essere più forti, non solo in politica e a livello nazionale e internazionale, ma proprio in senso lato. Proprio fino ad arrivare all’antica e desueta espressione “L’unione fa la forza”. Banale ma, come sempre sono le banalità, puntuale, inappuntabile. Quindi, per me – come per molti altri – il voto di Barcellona era giusto qualcosa di più di una manifestazione a suon di Skapé e al sapore di Kalimotxo – l’abominio in forma di drink più aberrante della storia. Invece no, è diventato qualcosa di globalmente riconosciuto come evento epocale, fatto storico.

 

kalimotxo

Non so se mi spiego, dal Tri-Veneto in giù è illegale questa cosa qui.

 

Perché? Perché la Guardia Civil ha deciso di sfoltire la folla dei votanti con lo strumento etimologicamente più adatto: lo sfollagente. Che sia stato adoperato chirurgicamente sui legamenti del ginocchio di una settantenne, sulla testa di un adolescente, su una mamma con in braccio la figlia o su un cane che era per strada e non doveva neanche fare i suoi bisogni, beh è evidentemente solo un dettaglio per il Governo spagnolo.

 

Più esplicitamente, è difficile rimanere della tua posizione quando quelli della tua posizione picchiano quelli dell’altra posizione senza che quest’ultimi possano difendersi. Lo è ancora di più quando quelli della tua posizione sono lo Stato, le Istituzioni, la Polizia. Ho fatto i conti con la mia coscienza e sono rimasto nella mia, di posizione, certo un po’ più scomodo lo sono. Prima di parlare più o meno nel merito, occorre quindi una piccola digressione sui modi della giustizia e della legalità.

 

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Una pericolosa sovversiva, assicurata alla giustizia

 

 

 

LEGALITÀ E GIUSTIZIA

È giusto impedire con qualsiasi mezzo possibile lo svolgimento di un’attività illegale – quale è stata il voto? Prima di essere giusto o ingiusto, è sicuramente legale, nel senso che è sancito dalla Costituzione che:

 

“Si una Comunidad Autónoma no cumpliere las obligaciones que la Constitución u otras leyes le impongan, o actuare de forma que atente gravemente al interés general de España, el Gobierno, previo requerimiento al Presidente de la Comunidad Autónoma y, en el caso de no ser atendido, con la aprobación por mayoría absoluta del Senado, podrá adoptar las medidas necesarias para obligar a aquélla al cumplimiento forzoso de dichas obligaciones o para la protección del mencionado interés general."

 

Questo articolo della Costituzione spagnola, il 155, sancisce in brevissimo che sì, lo Stato per mezzo del monopolio dell’uso della forza, in mano alle forze dell’ordine, può obbligare al compimento forzoso di un’obbligazione per proteggere l’interesse generale dello Stato. Traduzione volutamente letterale, e quindi brutta, ma funzionale alla sua migliore comprensione. Quindi è stato legale picchiare con manganelli e gesti poco umani quelle persone, bene. Sicuramente non è stato giusto, da un punto di vista etico – ma si sa, o si dovrebbe sapere, politica ed etica non vanno d’accordo troppo spesso. I motivi dell’ingiustizia sono fin troppo evidenti per meritare di essere ricordati.

 

Vale però la pena soffermarsi su una contraddizione in essere. In democrazia devono votare tutti anche quando le leggi che hanno instaurato e su cui si basa quella democrazia, sanciscono come illegale – anzi anticostituzionale – quel voto? La risposta ha molto a che fare con la giustizia e quella che mi sento di dare è che no, quando una votazione è illegale, non è democratica. Quando poi i numeri non la sostengono, essendo la democrazia il governo della maggioranza, lo è ancora meno. E quando una cosa non è democratica, in democrazia è anche, legalmente, ingiusta. Quindi, occorre impedire che avvenga.

 

rajoy memesNon poteva mancare il meme del Mariano-thug-life.

 

INTELLIGENZA

Oltre alla giustizia, alla legalità e all’etica, uno Stato – e a maggior ragione un governo – dovrebbe tenere bene a mente un’ulteriore variabile. È stato intelligente, oltre che legale e probabilmente ingiusto, utilizzare in quella maniera la forza dell’ordine? Qui il focus è spostato su un concetto di costi-benefici di quell’azione così veemente. Così facendo, il Governo ha agito come il fuggitivo innocente. Se sei innocente perché scappi? Analogamente, se il referendum è incostituzionale, perché impedirlo con tutti i mezzi possibili? Non sarebbe bastato impedirlo con giusto qualcuno di tutti quei mezzi? In più, l’attenzione si è catalizzata d’un tratto sui modi della Guardia Civil e sui video delle violenze varie, non più su un voto che di 49 milioni di spagnoli ha riguardato 7,5 milioni di catalani, di cui ne sono andati a votare solo 2.

 

Io sono uno di quelli che pensa sempre male, uno di quelli che quando gli chiedono “Vedi il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?” io rispondo candidamente, quasi ingenuamente “Quale bicchiere?”. Alla luce dei pochi fatti snocciolati finora, viene da pensare che l’obiettivo di questo voto era proprio questo. Far scendere in strada quante più persone possibili, legittimando il Governo centrale all’uso della forze su quelle persone che, in un attimo, diventano vittime sacrificabili sull’altare della comunicazione politica. Comunicazione con quale scopo? Quello della secessione? Giammai, ovviamente, per quella ci vuole la legalità del voto. Lo scopo è quello di ottenere più potere nelle contrattazioni delle libertà dal governo di Madrid.

 

 

FASCISMO

La posizione di Barcellona è debole da sempre, il partito che la governa, alle elezioni, ha ottenuto un 8% con cui ora pretende di mettere in ginocchio la vita politica di tutto il paese. Per uscire da questo empasse, ha scelto la via del muro contro muro che mai porterà alla secessione vera e propria – e questo lo sanno benissimo. Almeno, lo sanno gli stati maggiori della manovra politica catalana, probabilmente non lo sanno le persone scese in strata per una votazione illegale, insicura, fascista nei modi, oscurantista nei risultati. Mi spiego, il risultato ottenuto dal Sì – 90% - è sintomatico di tre fattori. Innanzitutto della bassa affluenza. Secondo della violenza del dibattito politico che ha portato chi avrebbe votato No, a non votare affatto. Infine, le modalità tecniche della votazione non sono chiare, le urne non erano controllate da nessun tipo di ufficiale, tant’è che in molti hanno votato più di una volta. Modalità fasciste, nel senso storico del termine – elezioni nostrane del 1929 insegnano.  

 

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Esempio di modalità di votazione cristallina, simile a quella catalana.

 

E che fa il fascista quando viene accusato di essere fascista? Ti accusa di essere fascista. Quindi subito tutti a ricordare le repressioni Franchiste – di fin troppo giovane memoria. Nessuno, però, che vada a controllare i tecnicismi fascisti dietro i manganelli. Quella di qualche giorno fa, è stata un’operazione fascista diffusa sulle parti contendenti. È stata fascista negli sfollagente della Guardia Civil, ma è stata fascista nei modi della manifestazione plebiscitaria delle rivendicazioni catalane.

Ultima modifica il Martedì, 03 Ottobre 2017 15:39
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