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Sabato, 19 Agosto 2017 10:21

Accademia, terroristi e prostitute

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Sulla Togliatti, Via Palmiro Togliatti, ci sono le puttane. Ce n’è una, stanotte, con solo un perizoma indosso. Bellissima, tette perfette, si barcamena con la compravendita di quelle tette e di tutto il resto con uno dei tanti balordi che le capiterà, quella notte. Perché non fa la modella? Perché non fa la pubblicità per il somatoline cosmetic? Perché non quella per Nivea Body? Perché non anche la pubblicità progresso per la cura del cancro al seno o per la sua prevenzione? Perché, al limite, non fa la presentatrice meteo su Rete4? O la barista, cameriera, cassiera, shampista?

 

Perché non sa di poterselo permettere, perché non le è stato detto. Perché è stata obbligata – prima che da qualche padrone – dal posto dov’è nata, dal tempo in cui è nata, dalla madre da cui ha preso le fattezze, sì belle e inutili. Non ha coscienza delle sue opportunità, di quelle già sfumate e di quelle che potrebbe ancora avere. Il tutto, è ovvio, al netto della droga cui è probabilmente soggiogata, delle catene che la costringono con chissà quale inganno a starsene lì, sulla Togliatti, nuda, a dare i resti a qualche morto di voglia con un paio di cinquanta euro in più avanzati sul sedile sporco.

 

I terroristi di oggi sono come quella puttana. Non sanno quello che stanno facendo, magari gli è stato detto da qualcuno di farlo, senza neanche insistere troppo, senza neanche offrire denaro in cambio, magari. L’opzione alternativa non c’è, altra opportunità non c’è. Non c’è ragionamento sulla strada che li ha portato su quel furgone, non c’è ragionamento sulla strada che avrebbero potuto fare se su quel furgone non fossero mai saliti.

 

ACCADEMICA SENSAZIONE

Ho amici che sul terrorismo islamico, specie sull’ISIS, ci hanno scritto tesi di laurea degne di lode e sicuramente di attenzioni in più di quelle che gli sono state riservate. Per quegli amici, solo loro potrebbero parlare di terrorismo. Da una parte hanno ragione, da tette le altre, forse, no. Comunque io un po’ gli do retta e po’ no. Non ne parlo tecnicamente, né specificatamente. Ne parlo perché quella puttana bella e dolce e triste mi dato da pensare e quando ti metti a pensare mica è detto che dici cose tutte sensate e tutte giuste per forza. Però le dici.

 

Orsini e Dottori sono due professori della mia università, salutata qualche mese fa. Con il primo ho seguito un paio di corsi, tra i più interessanti, sulla sociologia del terrorismo. Il secondo lo conosco indirettamente, per i racconti di amici che lo hanno avuto in sede d’esame, per qualche conferenza cui ho assistito, per qualche post su Facebook di cui i prof non sono mai avari. Non sono avari nemmeno di comparsate tv, dopo ogni attentato. È giusto così.

 

I due, ospiti insieme, bisticciano sulla vera natura dell’attentato. Orsini dice che sono, i terroristi, degli sprovveduti con la sola possibilità di affittare un furgone e farci una strage, senza potenza di fuoco e senza protezione, solo una classica e meccanica rivendicazione post-factum. Dottori dice che l’accaduto è da intendersi alla luce della nuova configurazione dello scacchiere mediorientale, soprattutto tra Qatar e paese confinanti, dove la Spagna ha giocato una partita ambigua, dove è necessario ristabilire gli equilibri. Un attacco del genere mirerebbe a destabilizzare una parte in favore di un’altra. Orsini dice che i terroristi non hanno affatto la possibilità neanche di immaginare uno scenario così complesso e finemente architettato. Lui li ha studiati i terroristi islamici, dal 2003, il loro profilo non corrisponde a quello di uno studioso che ne sarebbe in grado – come lui o come Dottori, o come i brigatisti rossi, loro sì che ne sono stati in grado. Dottori risponde che non ce n’è bisogno, che non devono capire, devono solo fare quello che gli viene detto di fare, non c’è bisogno che capiscano il fine ulteriore, superiore, all’ammazzamento triste e becero e scomposto di qualche decina di turisti in giro per una città turistica.

 

Hanno ragione entrambi, ma i tempi televisivi e la spartizione dei primi piani fa sì che non lo si arrivi a dire, e i due sembrano in litigio, non lo sono. In accademia è d’uopo cercare il capello spettinato in un’acconciatura reale e lì concentrarsi per tutta la durata del ricevimento a corte. Il pubblico non lo sa. I giornalisti non lo sanno, tutti intenti a disegnare il più tetro e ansimante affresco di una nuova, sanguinaria giornata di guerra in Occidente.

 

STREAM OF CONSCIOUSNESS, SENZA COSCIENZA

Quei terroristi, al netto di rivelazioni che dicano il contrario, non conoscevano affatto le ripercussioni che la loro azione avrebbe potuto avere nella strategia di politica internazionale di Spagna, Italia ed Europa tutta. Eppure si sono messi in marcia su quel furgone e hanno giocato a fare la palla da bowling tra le gambe turistiche. Non sapevano che un’istruzione migliore gli avrebbe fatto capire cose diverse dalla necessità di ammazzare sconosciuti per una causa sconosciuta, forse ultraterrena. Avrebbero capito la pericolosità di certi loro pensieri se fossero andati da uno psicologo. Non sarebbero stati vittime di qualche video mal girato su YouTube se avessero visto più cinema d’autore duranti gli anni di Liceo. Sarebbero stati diversi se a un liceo ci fossero andati, magari. Magari ci sono andati, non lo so. Ho conoscenti parecchio scemi conosciuti tra i corridoi del mio liceo. Pure professori, figurarsi.

 

Il punto? Non lo so, sinceramente. So solo che sono passato davanti a quelle tette e ho pensato che la proprietaria ci avrebbe potuto fare qualcosa di più soddisfacente e costruttivo, con le sue tette. Senza pensare che, magari, avrebbe potuto proprio non farci niente, con le sue tette, se non farle toccare a qualche fortunato che aveva deciso di amare. Ho pensato che io sono fortunato a non sentire la voglia di fermarmi, complice la fortuna di essere nato dalla parte facile del mondo, in una famiglia giusta, di quelle che ti insegnano certe cose, giuste, senza neanche dovertele dire e spiegare. Ho pensato che quella puttana ha avuto un destino simile a quello dei terroristi. Tutti senza speranza e senza radici, senza opportunità, senza coscienza di essere, senza avere idea di chi poter diventare.

 

C’è a chi capita di togliersi la maglietta per strada per sopravvivere e chi di sopravvivere non ne sente il bisogno, ché la vita non gli pare degna d’esser vissuta, tanto da dover uccidere a caso, tanto da trovare una ragione in cielo per farlo, una ragione tanto assurda da essere stata, magari, costruita da qualcuno con qualche interesse geopolitico. Assurdo? Certo.

Letto 453 volte Ultima modifica il Sabato, 19 Agosto 2017 10:45
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