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Martedì, 18 Luglio 2017 15:50

DIARIO LIBANESE #DAY39 / #DAY44 - INSIEME DI STORIE E COLORI

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Sono di corsa, sempre. Talmente di corsa che questo diario è diventato più un bisettimanale che un giornaliero. 

Di conseguenza – come tante altre volte – metterò insieme storie e colori, senza tempo specifico. 

 

 

IL PROGETTO FOTOGRAFICO

Ce l’abbiamo fatta, li abbiamo convinti. Ci sono voluti tempo, ricerca di dettagli, telefonate infinite con mia madre per capire come si faccia un accordo tra persone fisiche e un NGO, ossia SB Overseas. Non ho conoscenze legali a riguardo, errore mio, errore dei corsi universitari. Ad ogni modo, Sergio – il nostro, mio, suo amico fotografo è qui.

Due giorni dopo il mio arrivo a Beirut, Sergio mi ha scritto: ‘Ma secondo te c’è modo di poter venire lì?’. È iniziato così questo progetto grande quanto i nostri sogni, grande per le nostre tasche, grande per le nostre piccole reti di contatti. L’importante è partire, o almeno così dicono. Noi li abbiamo presi in parola, soprattutto lui che ha messo piede qui due giorni fa.

 

Noi siamo solo felici e pieni di energie necessarie per dare forma al progetto: un libro fotografico da vendere durante il numero maggiore possibile di esposizioni in Italia e il cui ricavato sarà interamente devoluto a SB Overseas. Il libro racconterà alcune delle storie più impressionanti delle donne, degli uomini, dei bambini con cui ho condiviso questi 44 giorni. Proprio quelle persone che mi regalano sorrisi, proprio quelle che mi hanno considerata – piano piano – degna della loro fiducia, del loro tempo, delle loro risate. Degna di vedere le loro segrete chiome nascoste sotto un velo. Proprio quelle persone che, sono sicura, Sergio si conquisterà nei prossimi 30 giorni. Ha iniziato già ieri, con il mitico e sveglissimo Hamoud, bambino della mia classe del pomeriggio. È il più forte, sia in inglese che in matematica. Non per questo si atteggia a secchione, fa ridere. Parecchio. 

 

Dicevo, appunto, che io e Sergio siamo felici di essere qui, insieme. Di lavorare qui, insieme. Sono felice che qualcuno che conosco e stimo ormai da anni, viva con me questa pagina di diario, di vita.

 

 

L’ODORE DELLA TERRA, LA PROPRIA

Sergio sarà un altro testimone di storie che passano da tragiche a salvate, da buie a colorate, da disperate a speranzose. Tutto questo è grazie alla tenacia di chi le vive e a quella di chi, come i componenti incredibili di questo staff che mi circonda, hanno messo la propria vita a disposizione di quella degli altri. Di quegli altri che, proprio come loro, sono scappati dal loro paese per cercare una libertà costantemente messa a repentaglio. Sono venuti a cercare meno colpi di pistola, meno rumore, meno sangue. La maggior parte delle volte, questo desiderio è stato rispettato. Non sempre, non qualche settimana fa.

 

Niente viene dato per niente, però. Meno spari stanno per meno affetti. Meno rumore per più solitudine. Meno sangue per più malinconia della propria terra. Quella che sa di casa, quella che sa di limoni per un sorrentino, di erba tagliata e buccellato per un lucchese, di sole e arancini per un siciliano. Spero che loro siano riusciti a conservare nel naso e nella memoria il vero profumo della loro terra e che sia più forte e intenso dell’ultimo che hanno annusato e disprezzato. Quello che puzzava di bruciato, di polvere, di lacrime, d’inspiegabile odio.

 

Baraa con la bandiera siriana disegnata da lui

 

BARAA E LA SUA MEMORIA

Non so se Baraa si ricorda il profumo della sua casa, ma per certo ha la sua bandiera marchiata sul cuore. La bandiera siriana. Se la ricorda così bene e ci tiene tanto da disegnarla su un origami che gli ho insegnato a fare. Invece che colorare gli otto triangoli dell’origami di colori diversi, come tutti gli altri bambini, lui ci disegna e colora la bandiera della Siria. Soddisfatto, me la mostra. Ha scambiato le posizioni del rosso e del nero, ma – in aggiunta – ci ha scritto “bandiera siriana”.

 

Il fiume Damour, attraversato con qualche difficoltà dall'insegnante Raghid

 

SINTONIA DI GRUPPO

Si condivide tutto. L’aria nella scuola, il tavolo da lavoro, il cibo, la macchina fotografica, l’energia, le storie del giorno. Si condividono una giornata buona e una cattiva, una lezione riuscita e un fallimento. Non si condivide il proprio corpo, c’è quasi assenza di contatto fisico, se non con i bambini. Si condividono i weekend, coi bambini e non. Quello appena passato è stato il più intenso dall’arrivo.

 

Sabato con i bambini – giochi, attività, strilla e baci volanti – e domenica con tutto lo staff. Viaggio di gruppo nelle prossimità del fiume Damour, dove si allestiscono barbecue e pranzi che durano dalle 10 del mattino alle 7 la sera. Non siamo stati gli unici ad avere quest’idea: mezzo Libano è lì con noi. Questo non disturba la nostra giornata definita da tutti – o quasi – una delle più piacevoli trascorse finora. Siamo in sintonia, nel tagliare chili di prezzemolo per il famoso Tabbouleh libanese, nel preparare i loro Shish Kebab, per la brace, per battere le mani a tempo di musica libanese in autobus nel viaggio di ritorno. Siamo in sintonia, o almeno io mi ci sento con loro. E pure con me stessa.

 

Safa - insegnante 28enne e donna più dolce mai incontrata

 

 

Per partecipare alle attività di volontariato di SB Overseas o per donare,

visita il sito dell'organizzazione: www.sboverseas.org

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Letto 730 volte Ultima modifica il Martedì, 18 Luglio 2017 15:54
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