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Lunedì, 11 Novembre 2019 16:28

Fili Rossi e Miasmi Fascisti

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Perché non ce la facciamo ancora? Siamo nel 2019, del resto. Del resto, già. Del resto siamo nel 2019 e non siamo ancora in grado di giudicare una cosa senza assumere di quella stessa cosa modi, forme e, guarda caso, anche contenuti. Del resto è da molto prima che fosse il 2019 che è tanto più facile sputare addosso a qualcun altro piuttosto che conoscere, capire e riflettere sulla propria storia.

 

Nell’ultima settimana sono successe una quantità di cose decisamente inutili ma che in quest’era digitale dai tempi più che frenetici, schizofrenici, sono passate per fenomeni decisivi. Più che importanti, virali. 

 

La prima è la hit montata sul discorso di un paio di sabato fa alla manifestazione di San Giovanni a Roma della Meloni. La seconda sono gli insulti razzisti a Balotelli. La terza è l’esultanza dei tifosi del Celtic che mimano l’impiccagione per i piedi di Mussolini per schernire i tifosi laziali, consigliandoli di seguire il loro leader (il Duce). La quarta, e ultima, è la scena dell’altra sera in prima serata su Rete4 di Vauro che si fa sotto al fascista/delinquente/boss di quartiere/fashion blogger/instagrammer Brasile. 

 

Mi prenderò la briga di analizzarle una per una, perché sono tutte attraversate dallo stesso fil rouge, molto rosso.

 

 

CANTA CHE TI PASSA

Genitore Uno, Genitore Due. Io sono Giorgia. Fa ridere, per carità. Il punto è che lei è Giorgia e lei sta al 10% e forse è anche colpa nostra che ci ridiamo sulle cose che dice e per come le dice. Però la gente, l’altra, quella che non sta dodici ore al giorno su Facebook e va ancora in piazza, non ci ride per niente. Ci si rinforza e ci urla sopra con la forza di chi sa di essere nel giusto, e che quindi deve urlarlo al mondo intero. Proprio come a piazza San Giovanni un paio di settimane fa. Erano tutti lì per Salvini, ma le loro facce e le loro voci erano tutte per Giorgia. Già, perché lei è Giorgia e lei sta al 10%. Per ora.

 

 

CALCI IN BOCCA

Balotelli non ha bisogno di nessun aiuto per essere odiato, probabilmente. Scrivo probabilmente perché lo conosco solo per via televisiva e so per certo che quello che conosciamo per via televisiva è una minuscola percentuale di quello che è per davvero. Mica sempre, molto spesso però sì. Balotelli, tuttavia, è nero e quindi è più odiato degli altri, è un dato di fatto. Triste, noioso, deprimente dato di fatto. Quindi dalle curve gli urlano negro di merda e gli dicono che lui non sarà mai italiano. Lui scaglia una pedata addosso a tutte quelle curve, e fa bene. Eppure lui parla bresciano e ha vestito il tricolore, una cosa che la quasi totalità di chi sta seduto in quelle curve non saprebbe neanche da che parte iniziare per riuscire a farla. Eppure, anche chi condanna quelle frasi lo fa col sorrisetto, trova dei viscidi distinguo, arriva ad ammettere che in effetti come fa Balotelli a essere proprio proprio italiano se è nero come uno qualsiasi di quelli che stanno al telegiornale delle venti dentro alle coperte luccicanti? Non può, semplicemente, pensano. Magari un po’, ma mica del tutto. Un vero italiano va in curva e scende in piazza, cercando di non farsi vedere dagli occhi sbagliati quando mette il braccio bello teso.

 

 

A TESTA IN GIU’

Rimanendo in tema curve, nell’andata di Europa League, i laziali vanno a Glasgow e per le strade verso lo stadio inneggiano al duce, proprio col braccio teso, nascondendosi mica tanto alla fine. I tifosi del Celtic li accolgono con un manifesto che ritrae Benito e consorte appesi a testa in giù e con scritto: ‘Follow your Leader’. Al ritorno gli scozzesi vengono a Roma e vengono accoltellati dai laziali, c’era da aspettarselo a entrare nella loro logica primatesca. Quelli del Celtic non si perdono d’animo, riportano lo striscione dell’andata, vincono la partita ed esultano così: a testa in giù. Ecco, pure questa cosa qui potrebbe far ridere, e fa ridere molti, in effetti. Praticamente tutti i salotti bene di Facebook, che postano le foto delle esultanze divertiti e convinti del gesto politico che stanno perpetrando. Questa cosa di inneggiare a un gesto criminale, macabramente simbolico, enormemente doloroso per la storia italiana ed europea – non per quella del fascismo – è essa stessa simbolica di un’area politica e sociale che non avendo propri leader o idee da seguire si rifà all’attacco dell’avversario con schemi di pensiero fastidiosamente obsoleti. Attaccare un fascista con metodi fascisti è esso stesso fascismo, non c’è niente da fare. Sarà retorica, ma non c’è proprio nulla da fare. 

 

 

DEMOCRATICI COL FASCIO DEGLI ALTRI

Passando dalle curve agli studi televisivi, arriviamo al tema della settimana. Un tema che è stato in trending topic per ben due giorni di fila su twitter: una cosa di per sé irrilevante, ma molto importante per i nostri tempi digitali. A Dritto e Rovescio viene invitato er Brasiliano, uno che ha deciso di diventare famoso su Instagram dicendo che spaccia e che controlla il suo quartiere fatiscente, dicendolo con i mitra tatuati in faccia e magliette attillate non degne neanche dell’ottimo Davide (quello di ‘pija sti spicci’ che faceva tutorial su come rimorchiare in palestra: ecco, il livello è molto più basso di quello). La scelta di invitare un personaggio del genere è certamente opinabile, come tutto del resto. Il clamore però nasce da quello che è successo con il Brasile. 

 

Non appena gli viene data parola lui comincia a minacciare la Fagnani. La giornalista ha avuto a che fare col clan Spada e infatti a vedere la bava der Brasiliano le viene da ridere, non ce la fa, giustamente, a rimanere seria. Quelle però erano minacce e Vauro da bravo comunista gentiluomo quale è si è alzato ed è corso sotto al Brasile con i jeans che gli calavano per fargli brutto, come i coatti di un tempo, quelli che con gente come er Brasile ci facevano colazione. ‘Falli vedere a me, pezzo di merda, fascio di merda.’ Semplice e lineare. Il tipo col mitra in faccia pensa forte e riesce a rispondere solo ‘Puzzi de vino’, e poi voleva aggiungere un bel ‘Faccia di serpente o specchio riflesso’ ma Del Debbio non interviene prima a dividere i due. La frase incriminata al conduttore è la seguente: ‘Vi mando via tutti e due’. Secondo i tribuni social, avrebbe dovuto cacciare solo il fascio, mica Vauro che ha difeso una donna. La donna, però, pur ringraziando Vauro gli dice che non ha assolutamente bisogno del suo aiuto, e le fa eco Del Debbio. 

 

Il popolo del web, tuttavia, si è accanito proprio sul conduttore. Non esiste, dice, che si inviti un personaggio simile e non si intervenga quando fa quello che pensa di saper fare: il coatto, mica il fascista. Non esiste che si minacci di cacciarlo insieme al paladino della giustizia cavalleresca. Ecco quindi che si scatena l’ira, sempre sui social eh. Del Debbio è un fascista peggio der Brasile / Se dovessi decidere chi lanciare da un ponte tra Del Debbio e un fascista, sceglierei senza dubbio Del Debbio. Eccola qui la retorica democratica degna del miglior Gramsci. È proprio la storia del fare i democratici con i metodi fascisti. Proprio non va bene, soprattutto per chi poi vota Potere al Popolo o LeU o anche PD, e fa proprio schifo. 

 

 

HAPPY ENDING

Ancor prima della retorica, la cosa che fa rabbrividire è l’attenzione squisitamente selettiva che questo mare magnum di benpensiero riserva alla propria intelligenza relativa. Infatti, tempo fa, Enrico Lucci aveva intervistato l’emblema, a quanto pare, della malavita romana: proprio lui, er Brasile. Nessuna indignazione per il sommo reato di normalizzazione mediatica di una figura pericolosa come il neofascista Brasiliano. Anche qui, opinabile intervistarlo con quelle modalità, ma nessuno il giorno dopo aveva visto la puntata. Nessuna indignazione. Nessun trending topic. Nessun topic in assoluto. Nessuno che voleva buttare Formigli dal ponte. Nessuno a dargli del fascista. Eccola qui la retorica degna del miglior trasformista pentapartitico.

C'è da sottolineare una cosa fondamentale, se si parla nel merito, piuttosto che nella forma. Un mio collega mi ha fatto notare una cosa estremamente significativa: far parlare questa gente li ha portati a prendere lo 0,8% alle elezioni. Non conta tanto come li si fa parlare, basta farlo e da soli si relegheranno nell'angolino di insignificanza cui loro malgrado si sono costretti. Qualcuno dirà che Salvini e Meloni hanno percentuali estremamente più importanti. E' estremamente vero, ma continuare ad assimilarli a gente come er Brasile non fa bene a nessuno, oltre che non rendere onore all'oggetività delle cose.

Tornando ai fatti della settimana scorsa, la soluzione a questa trama sgangherata di una settimana di comunicazione politica da dilettanti allo sbaraglio ce la dà proprio Vauro, che non è né comunista come lo intendono in troppi né quello che si è giovedì scorso in prima serata. Il giorno dopo, in una lettera aperta, Vauro ha detto che quando gli si è avvicinato ha visto ner Brasile ‘solitudine, rancore, disperazione e fragilità’. Non l’avrebbe viste tutte quelle cose, tra l’altro, se in quello studio non ci fosse stato er Brasile. Eccola la sinistra, quella che ha ancora senso di esistere. Quella che sa guardare oltre l’odio, il suo e quello degli altri, e scorgere le debolezze non per farne scherno o approfittarsene, ma per porgere una mano, o anche solo per capire. Perché il cambiamento passa dalla comprensione. Tutto sta nel voler cambiare. Tutto sta nel non aver voglia di buttare qualcuno da un ponte, o di appenderlo per i piedi. Solo così si potrà essere diversi e costruire alternative.

Letto 92 volte Ultima modifica il Lunedì, 11 Novembre 2019 21:30
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