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Mercoledì, 08 Maggio 2019 08:47

Eleganza di piazza e massimi sistemi

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Dicevamo del Salone del Libro, che a quelli lì non è opportuno stargli accanto perché che schifo stargli accanto. Dicevamo che al massimo ci dovevamo andare, al Salone del Libro, e sventolare i nostri più bei libri di democrazia. Dicevamo che l’asticella sta sempre un po’ più in là, ogni giorno, e noi ogni giorno dobbiamo allontanarcene, stare lontano dal confine che ci divide da loro, dai fascisti che oggi vogliono prendere parte negli spazi democratici, come quelli di una chermesse letteraria.

 

Dicevamo tante cose e le dicevamo in tanti, e intanto il signore qui sotto in foto, insieme a un gruppo di illuminati difensori etnici e condòmini crociati, sono scesi in piazza e hanno fatto quello che fanno da sempre, prima di andare a parlare di libri che non leggono. Noi parliamo di massimi sistemi, di senso della democrazia e di metodo culturale, e loro scendono in piazza, vanno in periferia, piantano i gazebo, parlano con la gente che sempre più ci ripugna perché vota di pancia e con la testa defeca.

 

Noi stavamo ancora a pensare a quale commento fare sulla presenza di un Ministro della Repubblica dentro un libro impaginato da fascisti dichiarati, e questo signore con i suoi scudieri si incipriava per bene per rinvigorirsi nell’animo. Per rincuorarsi nella sua fede. Per farsi forza prima di incontrare il nemico. Eccolo, ora è pronto. Tutti insieme, legati per le braccia, petto in fuori a spingere sul cordone di una celere piuttosto ferma sulle gambe, a proteggere il suo nemico, orco e mostro e drago di una diversità che lui non può accettare.

 

Troia. Ti stupro. È un rito ancestrale, quello della guerra. Si arriva, si combatte, si vince, si rivendica il bottino. E il bottino sono sempre le donne rimaste vive dalla battaglia. Le si stupra, ché – dicono – è più facile che conquistarle. Troia. Ti stupro. Dice così il signore al suo nemico terribile, una mamma con la figlia in braccio, catatonica, anestetizzata in un terrore che non ha mai guardato in faccia, perché si è sempre nascosto dietro quei caschi blu. Oggi si presenta in tutta la sua eleganza. Troia. Ti stupro.

 

Noi parlavamo di sinistra, di democrazia e di letteratura, mentre un’altra guerra si consumava in strada senza opposizione alcuna. Una guerra sgangherata, assurda, incoerente, e quindi ancor più spaventosa. Un gruppo di persone la cui legittimità politica è stata guadagnata occupando un palazzo del centro, arriva alla violenza fisica contro una donna cui è stata assegnato un alloggio popolare, legalmente.

 

Ecco, legittimità e legalità ormai si confondono dietro la coltre di fetore di un Troia, ti stupro, urlato in faccia a un cordone di polizia, utile solo a garantire l’arrivo di quella donna e della sua bambina in casa. Un arrivo sicuro, almeno per ieri, forse per oggi. Finché qualche altro signore come questo qui non scenderà in una qualche altra piazza di una qualche altra periferia, ancora vuota di noi, ancora piena solo e soltanto di quella cosa lì, il fetore di un fascista che sputa veleno su una donna e sua figlia.

Ultima modifica il Mercoledì, 08 Maggio 2019 08:55
Simone

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