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Domenica, 08 Luglio 2018 09:47

Odio per essere amato

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Odio essere odiato, quindi odio per essere amato.

Un bel manifesto questo, o no? Meglio delle magliette rosse, non ci piove.

Certo non ho il Rolex, ma il Rolex è l’orologio dei cafoni, di quelli che fanno serata e ridono con Jerry Cala’.

Tipo Di Maio, che l’ha pure citato per giustificare le sue manovre economiche. Lui è terrone e si sa che quando i terroni fanno i soldi diventano – quelle poche volte che non lo sono già – anche cafoni.

Dici, ci stai insieme con i cafoni terroni che citano Jerry Cala’ come fosse un premio Nobel. La politica, rispondo, è quella cosa che devi fare le alleanze. Altrimenti non governi.

La politica è quella cosa che da una parte ti metti la felpa verde e dall’altra ti fai la foto con il negro per strada. Vabbè l’africano, ci s’è capiti.

Non mi aspetto mica che mi capiate, voi. M’avete votato voi, che volete pensare di capire, che volete pensare?

Voi altri, invece, vi mettete le magliette rosse e poi andate a fare gli aperitivi al tramonto sul terrazzo al Circeo, o a Capalbio.

Io mi metto la maglietta con Lucio Dalla e il mare che luccica e il giorno dopo me ne fotto se quel mare luccica di maglie rosse gonfie e rigide.

Che poi lo sanno bene anche quei pochi intelligenti oggi vestiti di rosso, che non è mica colpa mia se sta succedendo tutto questo. Io, al massimo, dico che è giusto che succeda.

Io metto i bastoncini sotto il fuoco dell’odio delle persone. Ché le persone l’odio ce l’hanno da sempre e per sempre ce l’avranno. Ogni tanto se lo dimenticano. Ogni tanto qualcuno gli dice che sono sbagliati e loro, qualche volta, ci credono.

Io ci sono per questo. Per dirgli che loro vanno bene così. Che è giusto odiare. Quindi gli faccio vedere che odio anch’io, da padre, da uomo e da politico. Così loro mi amano. Così io comando.

L’aveva fatto Silvio, odiando i comunisti essendo il più comunista di tutti. Lo faccio io con i migranti, con i Rom, con i vaccinati, e pure con i comunisti con o senza Rolex.

Con chiunque sia diverso, ché il diverso a loro fa sempre paura.

Se hai paura, odia. Chi mena per primo mena due volte. L’ha sempre detto mio nonno, e mio nonno ha vissuto col fascismo in casa – appunto.

Poi ci sono gli altri ancora, quelli dall’altra parte, quelli che oggi hanno le magliette rosse. Loro mi odiano e non capiscono. Non capiscono e urlano alla crociata contro il loro unico giurato nemico, io.

L’avevano fatto, appunto, con Silvio, e hanno perso vent’anni appresso a lui. Ne passeranno almeno altrettanti con me. Solo che io tra vent’anni sarò più giovane di Silvio oggi. Infatti ne passeranno trenta. Io i conti li so fare.

Quindi odiatemi pure. Mentre non capite, odiate, così vi si offusca ancor di più la vista dietro i vostri arcobaleni di riviste patinate, sotto le vostre magliette rosse, dentro il vostro tempo scandito a colpi di lancette d’oro bianco.

Odiatemi, ché gli altri continueranno ad amarmi.”

                                                                                         

Ora, ci sono tre modi diversi di leggere e reagire a queste parole.

 

Il primo è la lettura fattuale, priva di qualsivoglia speculazione ulteriore, che in questo caso si traduce in analfabetismo funzionale. Leggi il discorso qui sopra, pensi che è giusto, magari che Salvini le ha dette davvero quelle cose, che quindi quelli con la maglietta rossa non hanno capito nulla e loro che hanno votato Lega o 5 Stelle hanno l’ennesima conferma di aver fatto bene. Ovviamente, questa lettura manca, oltre che di umanità, di spirito di analisi elementare. Innanzitutto Salvini pubblicherebbe mai una cosa del genere su Scrittura Mista? L’autore chi è? Cos’altro ha scritto? Il linguaggio usato collima con quello di Salvini? Ecco, avere una risposta per ognuna di queste domande è ciò che garantisce di non farsi prendere per analfabeti funzionali, e quindi di non votare Lega o 5 Stelle. Allo stesso tempo, l’incapacità di farsi quelle domande impedisce tutto il banale ragionamento che ne consegue, ergo quelle parole vengono prese per vere e, soprattutto, sacrosante. Non mi stupirei a vedere like o condivisioni da parte dei tanti contatti filo-governativi che ho sul mio profilo Facebook.

 

Tra queste file ci sono anche tanti di quelli, più moderati, che si ergono a paladini del pragmatico e chiosano “E quindi quanti ne abbiamo salvati con le magliette rosse?”, oppure “Piuttosto che indossarle, le magliette regalatele ai migranti”. Ovviamente, con tutta probabilità, questi mai hanno salvato nessun migrante, e mai hanno regalato qualcosa a qualcuno di loro. Di nuovo, c’è analfabetismo funzionale, nel senso che manca del tutto la capacità di pensiero astratto, della comprensione di un simbolo che, stando alla Treccani è “qualsiasi elemento (segno, gesto, oggetto, animale, persona) atto a suscitare nella mente un’idea diversa da quella offerta dal suo immediato aspetto sensibile, ma capace di evocarla attraverso qualcuno degli aspetti che caratterizzano l’elemento stesso”.

 

Il secondo è quello diametralmente opposto, e quindi molto vicino al primo. In questo caso, si legge il post e si pensa che quello sia il vero o supposto pensiero di Salvini e della cultura imperante da un paio di mesi a questa parte. Quindi si coglie il sarcasmo di aver scritto quelle cose in prima persona, per voler rendere evidente l’esatto contrario. Quindi pronti a indignarsi e a urlare quando si è diversi e comodi dalla parte giusta della storia. Anche qui si fallisce nel comprendere a fondo quel breve discorso. I motivi, al punto successivo.

 

Il terzo è quello giusto, ovviamente, anche perché il post l’ho scritto io. Il fatto di dover spiegare quale sia la linea interpretativa corretta, ovviamente, tradisce un’incapacità di scrivere un testo auto esplicativo su questi temi, se non con un pamphlet che racchiuda tutte le speculazioni e le relative risposte possibili. Questo accade perché, con i social prima, e con la dialettica che si è fatta strada da qualche anno proprio sui social, è sempre vero tutto e il contrario di tutto, e c’è sempre qualcuno che dice che nulla è vero di ciò che è stato detto fino a quel punto.

 

Comunque, la terza via per la comprensione di quelle finte parole dette da un – secondo me – intimo e reale Salvini – o chi per lui – è la seguente. Quel discorso, di nuovo, manca totalmente di qualsiasi aspetto di comprensione e compassione del dolore e delle tragedie umane. È un discorso da statista cinico che non guarda né allo stato né ai cittadini. È un discorso che punta verso la sola e unica meta del potere personale e del consolidamento della propria leadership, forte solo di un modesto 17% - appunto da consolidare, espandere e mantenere. Ci sta riuscendo, questo è fin troppo evidente. Sta riuscendo nella dicotomizzazione artificiale tra i Loro che sono dinanzi a Lui: chi è con e chi è contro.

 

La sua vittoria più grande è proprio qui. Non nell’avere più numeri tra le file dei “con lui”, ma nell’essere riuscito nel definire due categorie distinte, dove una è bene e l’altra è male. Finché si andrà dietro a questa dialettica non si farà che il suo gioco, perché per lui di gioco si tratta. Non bisogna stigmatizzare lui, bisogna colpevolizzare il pensiero che ha portato a confondere il dovere morale del salvataggio di esseri umani con il complesso schema politico e amministrativo della loro accoglienza. Si è arrivati ad anteporre la necessità dell’individuazione del secondo alla improrogabile urgenza di salvaguardia di diritti umani e di persone. Si è riusciti nell’oscurare la coscienza per il bene del discorso politico. La colpa non è solo di Salvini, ma dell’humus fertile che glielo ha reso possibile. Da quello politico di Minniti a quello dialettico di una sinistra spenta ma vegeta sotto una brace che non diventa cenere solo se ha un nemico di fronte cui compattarsi.

 

L’unione solamente in nome di un nemico comune non ha mai senso di esistere, soprattutto quando di motivi per unirsi ce ne sono nei temi, piuttosto che nelle persone. Il clima è pericoloso e non può essere affrontato solo mettendosi una livrea di diversità a prescindere fine a se stessa. Le magliette rosse non devono essere lanciate contro Salvini e chi lo sostiene, bensì contro l’ideologia che chi sta dall’altra parte di qualche mare non meriti la nostra stessa dignità, solo perché diverso e perché noi veniamo prima – senza spiegazione alcuna del perché.

Ultima modifica il Domenica, 08 Luglio 2018 10:10
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