Blue Flower

Giovedì, 21 Giugno 2018 01:27

Martedì, Mercoledì e Domenica

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È strano come le cose succedano all’improvviso. Un attimo prima non c’erano e subito dopo invece, banalmente, sì. Altre volte, le cose ci sono e poi, in un attimo, non ci sono più. Capire il perché, il come, il quando, il dove, diventa spesso motivo di pensieri difficili. Altrettanto spesso, l’unica cosa da capire, è che capire le cose quando le cose non ci sono più, semplicemente non serve.

 

A vent’anni si cominciano a perdere le cose e le persone. Da un momento all’altro succede – appunto – che sei come gli adulti che vedevi piangere quando eri piccolo e mancava poco a Natale e tu volevi i regali ma tutti erano tristi perché qualcuno se n’era andato. Magari avevi anche cominciato a intuirlo che quel qualcuno non sarebbe più tornato. In qualche modo, però, quelle partenze erano cose dei grandi, come la TV la sera tardi o il vino rosso.

 

Ho perso un amico che ero lontano da Roma e non l’ho salutato e non ci sono stato insieme abbastanza e mi manca come se fossimo stati insieme tutti i santi giorni. Ho perso un compagno di viaggio che conoscevo a malapena, ma con cui ho condiviso uno stralcio di vita che tra un po’ di vita sembrerà una cosa piccola e lontana, ma che adesso mi sembra l’impresa più grande. In qualche modo, la si è fatta insieme. Ho perso tre nonni, ognuno con un sorriso diverso, una storia diversa, un’Italia che se n’è andata e neanche quella tornerà più. Ho perso un cane, una compagna di vita, un pezzo fondante di me.

 

Qualche giorno fa, insieme a qualche centinaio di persone, ho perso il presentatore del telegiornale della sera, la colonna sonora del primo bacio, il film dove l’hai abbracciata per la prima volta. Moriz era l’unico che avrei mai voluto a cantare al mio matrimonio, se mai avessi deciso un giorno di giurare amore davanti a un pubblico ufficiale. Moriz era questo e tanto altro per me e non so quante persone tra Roma e il resto del mondo. Lui cantava, rideva, faceva cantare, sfotteva. Moriz è stato il mio appuntamento fisso per più di una volta a settimana per almeno tre anni. Poi meno. Poi sempre meno. Poi se n’è andato, a 31 anni, senza dire a nessuna di quelle parti del mondo perché.

 

Ieri notte, è come se fosse tornato sul suo palco, a Via del Plebiscito 101/b, accanto Palazzo Grazioli. C’erano tutti quelli che, come me, hanno passato martedì, mercoledì e domeniche su quel parquet pregno di birra, dentro un’aria densa di quella stessa birra e del sudore di corpi ammassati e felici nello stare lì a provare di portare a casa un po’ d’amore o a sentirsi Freddy Mercury per quattro minuti.

 

Lo Scholar’s è stato il posto dove portare qualcuno per far colpo e far vedere che conosci tutti, anche il dj, che ti saluta e ti abbraccia e ti fa cantare quando vuoi e cosa vuoi, che non ti prende in giro ma ti da una mano. Il dj che cerca il tuo sguardo quando il boliviano obeso gay decide di cantare I don’t wanna miss a thing e lui non può che farlo cantare, ma almeno vuole un cenno d’intesa, di vicinanza, d’amicizia.

 

Ognuno lo ha salutato col suo cavallo di battaglia, davanti a un manipolo di occhi gonfi e labbra tristi, che mai si sono viste lì dentro, nemmeno dopo le risse più violente. C’era la venere nera che canta Beyonce, Mauro con la sua I’m a believer e Alessandro con Eminem che ogni volta ti mette il dubbio che Eminem, quello vero, abbia imparato da lui. C'è lo scozzese vestito di nero con i capelli rossi e i Ray Ban che canta Hell's Bells divinamente. C'è l'immancabile My Way, interpretata per l'occasione in Your Way, indicando il poster con Moriz nel suo sorriso dietro il micrfono. Nessuno di loro l’ho mai incontrato fuori dallo Scholar’s. Nemmeno Moriz. È giusto così, quel posto è come una Chiesa e Moriz è il pastore, e in Chiesa ci vai nel giorno stabilito, con gli amici della parrocchia che vedi solo in parrocchia.

 

Nel tempio di Moriz ci vai il martedì, il mercoledì e la domenica. Gli altri adepti della setta, semplicemente, fuori non esistono. Lo Scholar’s, fuori il doppio portone in legno e vetro, non esiste. Da qualche giorno, esiste un po’ meno anche dentro. Lo Scholar’s è un posto che tanto di giorno non c’è. Da qualche giorno non c’è più neanche di notte, neanche il martedì, il mercoledì e la domenica.

 

 

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Ultima modifica il Giovedì, 21 Giugno 2018 10:53
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